Quel che è successo durante la mia assenza

Ebbene sì, rieccomi qui. Non sono sparita definitivamente.

Nei mesi scorsi, alla faccia del tasso di disocuppazione galoppante, sono riuscita a trovarmi/crearmi 3 lavori e ad aprirmi una partita IVA. Conseguenza: il tempo che prima dedicavo a questo blog è andato riducendosi in maniera drastica.

Cos’è successo dall’ultima volta che ho scritto un post? Di tutto e di più. Il mondo del crowdfunding si sviluppa talmente velocemente che a volte si fa fatica a stargli dietro. Per fortuna, per motivi di lavoro, sono costretta a tenermi aggiornata.

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Piccolo Oroscopo per un 2014 di Crowdfunding. – Small Horoscope for Crowdfunding in 2014.

Il 2013 è stato certamente un anno scoppiettante per il crowdfunding in Italia ma anche nel resto del mondo: regolamenti per l’equity crowdfunding, internazionalizzazione delle piattaforme più affermate, applicazione del crowdfunding in settori di natura diversa ed un valore di mercato totale che si dice sia duplicato rispetto al 2012, raggiungendo quota $5 miliardi.

Indubbiamente il crowdfunding ha subito una crescita notevole nell’anno passato, sia in termini di valore totale del mercato sia in termini di sue applicazioni sia in termini di numero di persone che sono venute a conoscenza del fenomeno.  La stampa ne ha parlato abbondantemente, di certo non celando il suo entusiasmo ed esaltando inverosimilmente il fenomeno come “la manna dal cielo” che ci porterà fuori dalla crisi… ma cosa ci possiamo realisticamente aspettare dal crowdfunding nel 2014? Continua a leggere

Industria della Cannabis: Nuova Frontiera per il Crowdfunding? – Cannabis Industry: the New Crowdfunding Frontier?

Si dice che la cannabis sia la prossima grande industria degli Stati Uniti. E non stiamo parlando di mercato illegale. Infatti a seguito della legalizzazione dell’uso ricreazionale della sostanza in Colorado e Washington e del suo uso a scopi medici in altri 15 stati, il settore americano della marijuana si è aperto a nuove opportunità.  Quest’ultime sono state rese ancora più preziose dal fatto che il sentimento generale della popolazione locale nei confronti  della liberalizzazione della cannabis, come registrato in un recente sondaggio, appare abbastanza positivo, con il 52% pro liberalizzazione ed il 72% convinto che la proibizione comporti più costi che benefici.

Credit to: Telegraph.co.uk

Credit to: Telegraph.co.uk

Tuttavia, le startup nel settore hanno difficoltà nel trovare finanziamenti presso le banche o altri istituti di credito tradizionali, che non concedono prestiti in quanto la marijuana a livello federale è considerata illegale. Anche  gli investitori professionali si sono tenuti alla larga dal settore per parecchi anni… Almeno fino a quest’anno, quando, con la legalizzazione dell’uso ricreazionale in Colorado e Washington, un fondo d’investimento ha investito più di un milione di dollari in startup nel settore della marijuana, dopo averle selezionate con cura in una classica pitch competition. Secondo il direttore del fondo d’investimento, gli investitori disposti a prender parte ad interessanti opportunità in quella che lui definisce essere “the next big industry” sarebbero molti di più. Tuttavia, egli sostiene  che molti investitori siano ostacolati dall’esistenza di alcune leggi, come quella presente in Colordo che permette solamente agli investitori lì residenti di investire nei business del settore della cannabis.

Le dimensioni effettive del mercato statunitense della marijuana sono difficilmente misurabili, dato che la maggior parte del suo commercio e produzione avviene in modo illegale. Tuttavia, solamente guardando alle vendite della cannabis per uso medico, le stime indicano un valore di $1,5 miliardi per anno, che nel 2016 è previsto aumentare a $6 miliardi. Se dopo Colorado e Washington anche altri stati legalizzeranno l’uso ricreazionale della marijuana, si può facilmente immaginare che il settore e le opportunità ad esso annesse cresceranno esponenzialmente. Qualora, però, l’accesso al capitale da parte di queste tipologie di business non dovesse divenire più semplice -allo stesso livello degli altri settori- così rapidamente come previsto per la crescita del settore, le startup della marijuana si troveranno davanti  ad un enorme ostacolo. Visto che l’opinione pubblica è per la maggior parte favorevole alla legalizzazione della marijuana, come riportato dal sondaggio che ho menzionato sopra, c’è da chiedersi se, per caso, il crowdfunding, come finanziamento democratico, non possa essere d’aiuto a  questo settore nascente, prima apportando capitali seed e poi “aprendo la strada” agli investitori istituzionali.

La ragione per cui scrivo questo articolo è che qualche mese fa, avevo trovato su internet una piattaforma di reward crowdfunding dedicata al settore della cannabis. Blutz.biz si chiamava. Incuriosita dall’idea e dal nome divertente avevo cercato invano di organizzare un’intervista con il fondatore. Non essendoci riuscita, avevo accantonato l’idea per un po’. Ora scopro che la piattaforma a quell’indirizzo non c’è più. Che ne sarà successo? Avrà già chiuso i battenti per mancanza di dealflow o starà aspettando il momento giusto per tornare operativa?

 

Some say that cannabis will be the next big American industry.  And they are not talking about the illegal market. In fact, after the recreational use of marijuana was legalized in Colorado and Washington and its medical use was allowed in 15 other States, the American cannabis sector is now open to several new opportunities. These become even more valuable if one takes into account that the general public opinion towards  marijuana’s liberalization is quite positive, with 52% of Americans supporting the liberalization and 72% believing that prohibition is causing more costs than benefits, as reported in a recent survey.

Nevertheless, startups in the sector face troubles accessing finance through banks or other traditional credit institutes, because according to federal law marijuana is still illegal. For several year professional investors have also avoided the sector…At least until today, when an investment fund has invested more than $1 million in a few marijuana start-ups, selecting them in a classic pitch competition. According to the investment fund’s director, the investors willing to take part in interesting opportunities in what he defines “the next big industry” would be even more. However, he believes that several colleagues are refrained by certain laws, like the one in Colorado that allows only resident investors to invest in cannabis companies.

The real dimensions of the American cannabis market are difficult to estimate, since the majority of its commerce happen illegally. Nevertheless, just by looking at medical marijuana’s sales, experts estimate them to be around $1,5 billion per year, reaching up to $6 billion in 2016. If other states, following Colorado and Washington’s examples, will legalize marijuana for recreational use, it is easy to imagine how the sector and its opportunities will exponentially grow. However, if access to capital for these kind of business will not become easier – at the same level as for other companies – , at same pace as the sector growth’s, marijuana start-ups will need to deal with a big obstacle. Since the majority of the public opinion is favourable to marijuana’s legalization, as reported above, one wonders if crowdfunding, as democratic financing method, can’t be of help to this nascent sector, by providing, at first, seed capital, then leading the way for institutional investors.

The reason why I am writing this post is that a couple of months ago I found on the internet a reward crowdfunding platform dedicated to the cannabis sector. Bluntz.biz was its name. Intrigued by the original idea and the particular name I tried to organize an interview with the founder. Not having succeeded, I set aside for a while the idea. Now I’ve just found out that the platform is no longer existing at that link. What would have happened to it? Has it closed down for lack of dealflow or is it waiting the right moment to start its operations?

References 

Ferner, M. (2013). Colorado Marijuana Industry Gets $1 Million From Investor Group: It’s ‘The Next Great American Industry”. The Huffington Post.

Szalavitz, M. (2013). Majority of Americans Support Legalization of Marijuana. Time.com.

Here come the suits, man. The Economist. (2013)

Crowdfunding italiano in numeri: 1 – Italian Crowdfunding in numbers: 1

1 è il numero di piattaforme  di equity crowdfunding che ad oggi appaiono iscritte sul registro online apposito  della CONSOB.

All’incirca 5 mesi fa, la CONSOB emetteva il regolamento per l’equity crowdfunding e l’Italia diventava il primo paese al mondo ad avere una legislazione ad hoc per questa nuova materia. Slanci di orgoglio a parte, quel giorno veniva formalmente introdotto il registro per  le piattaforme online di raccolta del capitale. La sezione ordinaria di quello stesso registro, destinata all’iscrizione dei gestori dei portali che abbiano ottenuto l’autorizzazione ad operare, è rimasta fino a metà ottobre scorso vuota. Oggi, figura una sola piattaforma iscritta, tale Starsup, di cui online è visibile solo una landing page.

Eppure, a quanto emerge dalla ricerca pubblicata durante l’edizione di quest’ anno di Crowdfuture e firmata da Ivana Pais e Daniela Castrataro, i portali di equity crowdfunding identificati sono 9, escluso quello menzionato sopra. Fatta eccezione per Unicaseed, portale di crowdfunding che verrà presto lanciato da Unicasim, operato quindi da un gestore di diritto che, in quanto tale, non deve chiedere l’autorizzazione alla CONSOB, che ne è delle altre 8? Perché non figurano già nel registro?

Benché la ricerca di Ivana Pais e Daniela Castrataro indichi che molte di questi portali hanno già intrapreso la fase di iscrizione al registro, nessuno di loro ha evidentemente ancora terminato il processo. Con il sospetto che  i ritmi così rallentati fossero dovuti al processo burocratico in sé, più che alla buona volontà dei gestori, sono andata a vedere cosa sia necessario fare per iscriversi al registro della CONSOB  come gestore di una piattaforma di equity crowdfunding.

Il primo vero e grande ostacolo è stato orientarsi nel sito dell’istituto di vigilanza e trovare dove fosse la pagina che spiegava come avviare il

Credit to: zingarate.com

Credit to: zingarate.com

suddetto processo. Passata una decina di minuti, sono riuscita a trovare il documento cercato (non chiedetemi come, perché davvero non lo so),  al seguente link http://www.consob.it/main/documenti/bollettino2013/d18592.htm?hkeywords=portale+crowdfunding&docid=1&page=0&hits=4 (mi sono fatta furba ed ora l’ho salvato, onde evitare altre inutili perdite di tempo in futuro).

Una volta che l’interessato sarà finalmente riuscito a trovare la pagina giusta, scoprirà che per iscriversi come gestore dovrà fornire :

  • Una serie di informazioni generali sull’azienda
  • Una copia dell’atto costitutivo e uno dello statuto dell’azienda
  • La lista dei soggetti che detengono il controllo della società
  • Dei documento che provino l’onorabilità e la professionalità  (per approfondire,vedi qui) dei soggetti che detengono il controllo della società
  • La lista dei gestori e degli amministratori del portale
  • Il verbale della riunione del CDA in cui si prende atto della sussistenza dei requisiti di onorabilità e professionalità dei gestori e degli amministratori
  • Un report dettagliato sull’attività del portale. In particolare – senza dilungarmi nei dettagli – è richiesta una descrizione di  (1) come funziona il portale e quali sono le sue attività principali; (2) come è strutturata la società, qual è l’eventuale piano di assunzione del personale, come sono conservati e tutelati i dati, come funziona il sistema di gestione degli ordini,quali servizi sono forniti da terze parti.

Infine il portale deve trovare un rappresentate legale che presenti la domanda per conto suo.

Vista la quantità di materiale e il livello di dettaglio con cui bisogna fornire i documenti, non mi stupisco più che, ad oggi, solo una piattaforma – per altro non ancora online – sia riuscita a completare l’iscrizione. Un sentito in bocca al lupo a tutte le altre. Se doveste avere bisogno di una mano, non esitate a contattarmi.

1 is the number of equity crowdfunding platforms that today are registered with CONSOB.

About 5 months ago, CONSOB was realising the equity crowdfunding regulation and Italy was becoming the first country with a specific legislation for crowdfunding.  That day, CONSOB also introduced the online register for equity crowdfunding platforms. The ordinary section of that register, where the portals managers have to sign up once they get the authorization from CONSOB, has been empty until mid October. Currently only one platform is registeres – Starsup.it -, which has only landing page online.

However, according to the research published by Ivana Pais and Daniela Castrataro and introduced to the public during this year’s edition of Crowdfuture (the largest conference about crowdfunding in Italy), equity crowdfunding portals in Italy are 9, not counting the one mentioned before. Except for Unicaseed, equity crowdfunding platform which will be soon launched by UnicaSIM, a broker-dealer that, as such, is already authorized by CONSOB, what happens to the remaining 8? Why haven’t they registered yet with CONSOB?

Although the research of Ivana Pais and Daniela Castrataro clearly shows that many of the identified equity crowdfunding portals have already started the process of registering with CONSOB, none of them has completed the application yet.  Having the suspect that the slow rhythm is due  more to the burocratic process itself, than to a lack of goodwill on the portals’ side, I went to see what it is necessary to do to register with CONSOB as an equity crowdfunding platform manager.

The first big obstacle was to find the way  through CONSOB’s website to the right page with the  desired information. After more or less ten minutes, I managed to find the document I was searching for at the following link http://www.consob.it/main/documenti/bollettino2013/d18592.htm?hkeywords=portale+crowdfunding&docid=1&page=0&hits=4.

Once you eventually find the document you were looking for, you will find out that to register with CONSOB as portal manager you will have to provide the following documents:

  • General information on the company
  • A copy of the Incorporation Act and of the company’s statute
  • A list of the controlling shareholders
  • Documents proving the trustworthiness of the controlling shareholders
  • A list of the company’s managers and administrators
  • Documents that prove that the board has verified that the managers and administrators meet the requirements of professionalism and trustworthiness
  • A detailed report on the company’s activity. In particular – without going into much detail – it is required to provide a description on  1) how the portal works and what are its main activities; 2) how the company is structured, what is the possible hiring plan, how data are stored, how the system for the management of the orders work, what services are provided by third parties.
  • Finally the portal has to find a legal representative who present the demand to CONOSB on its behalf.
  • Having seen the quantity of information and the level of detail required, it comes with no surprise that until today just one platform – which is not online yet – has managed to complete the registration process. Good luck to all the others and if you need help, please do not hesitate to contact me.

CF dal Far East: il caso indonesiano – CF from the Far East: the Indonesian case

Se l’Estremo Oriente è ormai visto come terra fertile di miracoli economici, lo stesso non lo si può dire in relazione al crowdfunding. Almeno per il momento.

Perché oggi come oggi nell’universo in rapida espansione del crowdfunding l’Asia sembra essere poco più di una piccola provincia. Alcuni numeri lo dicono chiaro e tondo. Un report di Massolution rivela che nel 2011 tra Cina, Filippine, Hong Kong e Giappone solo 9 portali crowd erano attivi (contro gli oltre 150 in Europa, di cui 6 in Italia), per un totale di meno di un migliaio di campagne riuscite e un giro d’affari che impallidisce di fronte ai botti in America e Europa. E il gap con l’Asia è rimasto anche oggi, se non aumentato.

Tuttavia con 3,8 miliardi di persone equivalente a più del 60% della popolazione globale (circa il 30% concentrato tra Asia Orientale e Sud-Est), il potenziale c’è. E nonostante i maggiori players stiano alla finestra (come rivelato da Indiegogoalla CNN), ancora sembrano essere in pochissimi ad aver investito massicciamente.

Sorge spontaneo chiedersi: quali sono le ragioni che frenano il crowdfunding nel continente con la più alta concentrazione demografica al mondo?

Visto che parlare di Asia in generale può essere dispersivo, in questo primo articolo sul crowdfunding in Asia, siamo andati a cercare delle risposte analizzando il caso indonesianojakarta

Quarto paese più popoloso al mondo (250 milioni di persone) distribuito su un arcipelago di 18.308 isole, l’Indonesia è stata identificata da crowdsourcing.org come la capitale del crowdfunding asiatico.

Per capire perché, abbiamo raggiunto Joshua Kevin. Ex giornalista diTechinasia (interessante magazine su startup e tecnologia in Asia), organizzatore di Startup Asia, Joshua è ben introdotto nell’ambiente tech indonesiano. “Parlare di Indonesia come capitale del crowdfunding può essere deviante” ci dice Joshua, “però è vero che alcune piattaforme indonesiane stanno facendo bene. Tuttavia, il crowdfunding in Indonesia è ancora piuttosto rudimentale, agli albori. E’ soprattutto concentrato nel supportare progetti artistici (musica e film principalmente). Scordatevi il tipo di progetti finanziati in Europa e America”.

Di progetti tech c’è ben poco (la maggior parte sono progetti culturali). Di l’equity crowdfunding ancora nessuna traccia (se non SeedAsia che però è in Cina). Alcuni sostengono che sia un problema culturale. In Asia in generale, si sente molto la questione di perdere la faccia davanti agli altri. In Indonesia, si dice “asal bapak senang” [letteralmente, “fai tuo padre felice”, e quindi niente figuracce che lo possano far sfigurare, ndr]. Il ragionamento che si fa è che molti imprenditori siano frenati dalla paura di non raggiungere l’obbiettivo prefissato.

Joshua, credi che sia questo l’ostacolo al crowdfunding?

Io credo che i veri problemi siano altri, in particolare due.

Innanzitutto, per tantissimi Internet è ancora una novità. Sono in molti ad essere first-users. E quando lo fanno, è per andare su Twitter, chattare o guardare video su Youtube. Chi conosce il crowdfunding generalmente è perchè ha studiato in America, o perché è più sofisticato. Quindi sono ancora in pochi a conoscere il concetto.

Il secondo problema è che c’è ancora ben poca fiducia nel fare pagamenti online. Nonostante il boom dell’e-commerce, sono ancora molte le truffe e le frodi su Internet. In breve manca cultura e fiducia: saranno i portali a cercare di cambiare la situazione.”

Motivo per cui abbiamo intervistato anche Mandy Marahimin, CEO diWujudkan.com. Focalizzato nel finanziare progetti artistici locali con una “all-or-nothing” formula, Wujudkan è una piattaforma reward-based e permette ai finanziatori di donare fino a piccole somme (40 centesimi di euro). Mirando a diventare il Kickstarter indonesiano, Wujudkan è esclusivamente in bahasa ed è in versione beta. Operativo dal 2012, ha acquisito una certa notorietà con il finanziamento per 32.100 $ di Atambua 39° Celsius, film girato dal famoso regista Riri Riza (famoso perlomeno in Indonesia) ma sembra che la strada sia ancora lunga.

“In effetti l’obbiettivo che ci siamo posti per i prossimi tre anni è quello di informare e creare una comunità solida che sostenga il crowdfunding in Indonesia, sia da parte di chi finanzia che di chi è finanziato. Quando abbiamo lanciato Wujudkan, in pochi sapevano conoscevano il crowdfunding. Perciò stiamo facendo noi stessi pubblicità, donazioni, workshop per diffondere la parola il più possibile”

Come affrontare il problema dei pagamenti?

Ad oggi, solo il 10% delle transazioni per finanziare i progetti su Wujudkan sono fatte attraverso pagamenti online. Che ci crediate o no, il resto avviene su bancomat. Stiamo cercando di instaurare delle collaborazioni con le due banche più importanti in Indonesia, ma è difficile visto che vogliono investire esclusivamente nell’e-commerce e sono poco convinti da una startup che punta a un concetto tanto innovativo come lo è il crowdfunding qui in Indonesia”.

Come sei arrivata a conoscere il crowdfunding?

Ci sono arrivata nel 2010, quando sono diventata backer di un film chiamato “Good Luck Mr Gorsky” anche se non attraverso siti di crowdfunding. Quando però ho scoperto Kickstarter, ero come sotto un incantesimo. Ci andavo ogni giorno, ho supportato anche parecchi progetti e ci provavo gusto. Improvvisamente mi sono resa conto che non avevo mai finanziato nessun progetto di un mio concittadino. Al tempo stesso su Twitter in molti, soprattutto qui a Jakarta, discutevano attivamente di crowdfunding. Dopo aver descritto la mia esperienza come backer, sono stata contattata da quelli che sono i miei attuali soci e insieme abbiamo deciso di fondare un portale per soli progetti indonesiani. Così, è nato Wujudkan, che in bahasa significa “fare insieme qualcosa”.

 

Rocco Pastonesi (Articolo originariamente pubblicato su ICN blog )

 

If the Far East is often pointed as a fertile ground for economic miracles, the same can’t be said when talking about crowdfunding. At least for now, Asia represents only a tiny province of the rapidly expanding crowdfunding universe, especially when it is compared with the explosion occurring in Europe and the United States. A Massolution report reveals that in 2011 only 9 portals were active in China, Philippines, Hong Kong and Japan for a total of barely a thousands of successfully crowdfunded projects.

Although the gap with the West exists, Asia’s 3.8 billions people (equivalent to 60% of world population) certainly allure to the largest players in the industry, as  revealed by an Indiegogo executive at the CNN. Nevertheless, few have substantially invested there.

What are the reasons behind crowdfunding low penetration in the most crowded region on the globe?

Treating Asia as one single homogenous entity can be misleading. That is why we went to explore Indonesian case for crowdfunding.

With the fourth largest population worldwide distributed over an archipelago of 18,308 islands, Indonesia has been called as the capital of Asian crowdfunding.

To see why, we have reached Joshua Kevin, ex journalist at Techinasia (interesting magazine covering startup and technology from Asia), organizer at Startup Asia and well introduced in the Indonesian tech environment at only 22 years old.

“It is true that several portals are doing well here, although it is too soon to talk about Indonesia as the crowdfunding capital” Joshua says “In fact, crowdfunding here is still quite new. It is mainly focused on supporting creative projects, mainly art, music and indie movies. So no tech startups yet, as it happens in Europe and the US”. That is why it is not surprising to observe the lack of equity crowdfunding in Indonesia (on the contrary, China has SeedAsia). Some people believe culture plays a role. Not reaching the target in a crowdfunding campaign may trigger the fear of loss of face.

 

Joshua, do you believe this is the real obstacle of crowdfunding growth in Indonesia?

I believe real problems are two different ones.

 

What kind of problems?

First, keep in mind that Internet is still a novelty. Many are first-users and when they surf they go on Twitter, chat or watch advertisement. In general, those who studied in the US are more likely to know crowdfunding the most. Hence, only few people are familiar with the concept. The second problem is that there is a very low trust when it comes to make online payments. Despite the e-commerce boom, scams and internet frauds still threaten Internet users.

In short, lack of awareness around crowdfunding and little trust for online payments will be the challenges that portals have to face in Indonesia.

 

That is why we went to interview Mandy Marahimin, founder and CEO at Wujudkan.com, a reward-based portal founded in 2012 that mainly finances art projects with a “all-or-nothing formula”. Because of its focus on local entrepreneurs and investors, Wujudkan is exclusively in bahasa Indonesia. Although it’s still in a beta version, Wujudkan aims at turning into the Indonesian Kickstarter. While it has already gained some initial traction with the raise of $ 32,100 for Atambua 39° Celsius a movie casted by locally recognized director Riri Riza, there’s a still long way as Mandy declares.

“Our target for the next three years is to create a solid community behind crowdfunding in Indonesia. When we launched Wujudkan, only few were aware of the concept. That is why we are heavily advertising on one hand and arranging workshops on crowdfunding so to spread the word as much as possible”.

 

How do you cope with the online payments issue?

Nowadays, only 10% of transactions to finance projects on Wujudkan are made online. Believe it or not, about 90% occurs through ATM. We are trying to bring the two largest banks to collaborate with us, but it’s quite hard as they don’t seem to be convinced to work with a startup betting on such an innovative concept as crowdfunding in Indonesia.

 

How did you get to know about crowdfunding?

In 2010, after I had discovered Kickstarter. I was so enthusiast that I used to visit the portal every day. I also backed myself many projects and enjoyed doing it.

After a while I realized that no projects from Indonesia were present on the platform.  While discussing this topic on Twitter, I got in touch with those who are today my partners and together we decided to launch a portal to support Indonesian projects only. This is the story behind Wujudkan, that in Bahasa means “doing something together”.

 

Rocco Pastonesi