Crowdfunding italiano in numeri: 1 – Italian Crowdfunding in numbers: 1

1 è il numero di piattaforme  di equity crowdfunding che ad oggi appaiono iscritte sul registro online apposito  della CONSOB.

All’incirca 5 mesi fa, la CONSOB emetteva il regolamento per l’equity crowdfunding e l’Italia diventava il primo paese al mondo ad avere una legislazione ad hoc per questa nuova materia. Slanci di orgoglio a parte, quel giorno veniva formalmente introdotto il registro per  le piattaforme online di raccolta del capitale. La sezione ordinaria di quello stesso registro, destinata all’iscrizione dei gestori dei portali che abbiano ottenuto l’autorizzazione ad operare, è rimasta fino a metà ottobre scorso vuota. Oggi, figura una sola piattaforma iscritta, tale Starsup, di cui online è visibile solo una landing page.

Eppure, a quanto emerge dalla ricerca pubblicata durante l’edizione di quest’ anno di Crowdfuture e firmata da Ivana Pais e Daniela Castrataro, i portali di equity crowdfunding identificati sono 9, escluso quello menzionato sopra. Fatta eccezione per Unicaseed, portale di crowdfunding che verrà presto lanciato da Unicasim, operato quindi da un gestore di diritto che, in quanto tale, non deve chiedere l’autorizzazione alla CONSOB, che ne è delle altre 8? Perché non figurano già nel registro?

Benché la ricerca di Ivana Pais e Daniela Castrataro indichi che molte di questi portali hanno già intrapreso la fase di iscrizione al registro, nessuno di loro ha evidentemente ancora terminato il processo. Con il sospetto che  i ritmi così rallentati fossero dovuti al processo burocratico in sé, più che alla buona volontà dei gestori, sono andata a vedere cosa sia necessario fare per iscriversi al registro della CONSOB  come gestore di una piattaforma di equity crowdfunding.

Il primo vero e grande ostacolo è stato orientarsi nel sito dell’istituto di vigilanza e trovare dove fosse la pagina che spiegava come avviare il

Credit to: zingarate.com

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suddetto processo. Passata una decina di minuti, sono riuscita a trovare il documento cercato (non chiedetemi come, perché davvero non lo so),  al seguente link http://www.consob.it/main/documenti/bollettino2013/d18592.htm?hkeywords=portale+crowdfunding&docid=1&page=0&hits=4 (mi sono fatta furba ed ora l’ho salvato, onde evitare altre inutili perdite di tempo in futuro).

Una volta che l’interessato sarà finalmente riuscito a trovare la pagina giusta, scoprirà che per iscriversi come gestore dovrà fornire :

  • Una serie di informazioni generali sull’azienda
  • Una copia dell’atto costitutivo e uno dello statuto dell’azienda
  • La lista dei soggetti che detengono il controllo della società
  • Dei documento che provino l’onorabilità e la professionalità  (per approfondire,vedi qui) dei soggetti che detengono il controllo della società
  • La lista dei gestori e degli amministratori del portale
  • Il verbale della riunione del CDA in cui si prende atto della sussistenza dei requisiti di onorabilità e professionalità dei gestori e degli amministratori
  • Un report dettagliato sull’attività del portale. In particolare – senza dilungarmi nei dettagli – è richiesta una descrizione di  (1) come funziona il portale e quali sono le sue attività principali; (2) come è strutturata la società, qual è l’eventuale piano di assunzione del personale, come sono conservati e tutelati i dati, come funziona il sistema di gestione degli ordini,quali servizi sono forniti da terze parti.

Infine il portale deve trovare un rappresentate legale che presenti la domanda per conto suo.

Vista la quantità di materiale e il livello di dettaglio con cui bisogna fornire i documenti, non mi stupisco più che, ad oggi, solo una piattaforma – per altro non ancora online – sia riuscita a completare l’iscrizione. Un sentito in bocca al lupo a tutte le altre. Se doveste avere bisogno di una mano, non esitate a contattarmi.

1 is the number of equity crowdfunding platforms that today are registered with CONSOB.

About 5 months ago, CONSOB was realising the equity crowdfunding regulation and Italy was becoming the first country with a specific legislation for crowdfunding.  That day, CONSOB also introduced the online register for equity crowdfunding platforms. The ordinary section of that register, where the portals managers have to sign up once they get the authorization from CONSOB, has been empty until mid October. Currently only one platform is registeres – Starsup.it -, which has only landing page online.

However, according to the research published by Ivana Pais and Daniela Castrataro and introduced to the public during this year’s edition of Crowdfuture (the largest conference about crowdfunding in Italy), equity crowdfunding portals in Italy are 9, not counting the one mentioned before. Except for Unicaseed, equity crowdfunding platform which will be soon launched by UnicaSIM, a broker-dealer that, as such, is already authorized by CONSOB, what happens to the remaining 8? Why haven’t they registered yet with CONSOB?

Although the research of Ivana Pais and Daniela Castrataro clearly shows that many of the identified equity crowdfunding portals have already started the process of registering with CONSOB, none of them has completed the application yet.  Having the suspect that the slow rhythm is due  more to the burocratic process itself, than to a lack of goodwill on the portals’ side, I went to see what it is necessary to do to register with CONSOB as an equity crowdfunding platform manager.

The first big obstacle was to find the way  through CONSOB’s website to the right page with the  desired information. After more or less ten minutes, I managed to find the document I was searching for at the following link http://www.consob.it/main/documenti/bollettino2013/d18592.htm?hkeywords=portale+crowdfunding&docid=1&page=0&hits=4.

Once you eventually find the document you were looking for, you will find out that to register with CONSOB as portal manager you will have to provide the following documents:

  • General information on the company
  • A copy of the Incorporation Act and of the company’s statute
  • A list of the controlling shareholders
  • Documents proving the trustworthiness of the controlling shareholders
  • A list of the company’s managers and administrators
  • Documents that prove that the board has verified that the managers and administrators meet the requirements of professionalism and trustworthiness
  • A detailed report on the company’s activity. In particular – without going into much detail – it is required to provide a description on  1) how the portal works and what are its main activities; 2) how the company is structured, what is the possible hiring plan, how data are stored, how the system for the management of the orders work, what services are provided by third parties.
  • Finally the portal has to find a legal representative who present the demand to CONOSB on its behalf.
  • Having seen the quantity of information and the level of detail required, it comes with no surprise that until today just one platform – which is not online yet – has managed to complete the registration process. Good luck to all the others and if you need help, please do not hesitate to contact me.
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CF dal Far East: il caso indonesiano – CF from the Far East: the Indonesian case

Se l’Estremo Oriente è ormai visto come terra fertile di miracoli economici, lo stesso non lo si può dire in relazione al crowdfunding. Almeno per il momento.

Perché oggi come oggi nell’universo in rapida espansione del crowdfunding l’Asia sembra essere poco più di una piccola provincia. Alcuni numeri lo dicono chiaro e tondo. Un report di Massolution rivela che nel 2011 tra Cina, Filippine, Hong Kong e Giappone solo 9 portali crowd erano attivi (contro gli oltre 150 in Europa, di cui 6 in Italia), per un totale di meno di un migliaio di campagne riuscite e un giro d’affari che impallidisce di fronte ai botti in America e Europa. E il gap con l’Asia è rimasto anche oggi, se non aumentato.

Tuttavia con 3,8 miliardi di persone equivalente a più del 60% della popolazione globale (circa il 30% concentrato tra Asia Orientale e Sud-Est), il potenziale c’è. E nonostante i maggiori players stiano alla finestra (come rivelato da Indiegogoalla CNN), ancora sembrano essere in pochissimi ad aver investito massicciamente.

Sorge spontaneo chiedersi: quali sono le ragioni che frenano il crowdfunding nel continente con la più alta concentrazione demografica al mondo?

Visto che parlare di Asia in generale può essere dispersivo, in questo primo articolo sul crowdfunding in Asia, siamo andati a cercare delle risposte analizzando il caso indonesianojakarta

Quarto paese più popoloso al mondo (250 milioni di persone) distribuito su un arcipelago di 18.308 isole, l’Indonesia è stata identificata da crowdsourcing.org come la capitale del crowdfunding asiatico.

Per capire perché, abbiamo raggiunto Joshua Kevin. Ex giornalista diTechinasia (interessante magazine su startup e tecnologia in Asia), organizzatore di Startup Asia, Joshua è ben introdotto nell’ambiente tech indonesiano. “Parlare di Indonesia come capitale del crowdfunding può essere deviante” ci dice Joshua, “però è vero che alcune piattaforme indonesiane stanno facendo bene. Tuttavia, il crowdfunding in Indonesia è ancora piuttosto rudimentale, agli albori. E’ soprattutto concentrato nel supportare progetti artistici (musica e film principalmente). Scordatevi il tipo di progetti finanziati in Europa e America”.

Di progetti tech c’è ben poco (la maggior parte sono progetti culturali). Di l’equity crowdfunding ancora nessuna traccia (se non SeedAsia che però è in Cina). Alcuni sostengono che sia un problema culturale. In Asia in generale, si sente molto la questione di perdere la faccia davanti agli altri. In Indonesia, si dice “asal bapak senang” [letteralmente, “fai tuo padre felice”, e quindi niente figuracce che lo possano far sfigurare, ndr]. Il ragionamento che si fa è che molti imprenditori siano frenati dalla paura di non raggiungere l’obbiettivo prefissato.

Joshua, credi che sia questo l’ostacolo al crowdfunding?

Io credo che i veri problemi siano altri, in particolare due.

Innanzitutto, per tantissimi Internet è ancora una novità. Sono in molti ad essere first-users. E quando lo fanno, è per andare su Twitter, chattare o guardare video su Youtube. Chi conosce il crowdfunding generalmente è perchè ha studiato in America, o perché è più sofisticato. Quindi sono ancora in pochi a conoscere il concetto.

Il secondo problema è che c’è ancora ben poca fiducia nel fare pagamenti online. Nonostante il boom dell’e-commerce, sono ancora molte le truffe e le frodi su Internet. In breve manca cultura e fiducia: saranno i portali a cercare di cambiare la situazione.”

Motivo per cui abbiamo intervistato anche Mandy Marahimin, CEO diWujudkan.com. Focalizzato nel finanziare progetti artistici locali con una “all-or-nothing” formula, Wujudkan è una piattaforma reward-based e permette ai finanziatori di donare fino a piccole somme (40 centesimi di euro). Mirando a diventare il Kickstarter indonesiano, Wujudkan è esclusivamente in bahasa ed è in versione beta. Operativo dal 2012, ha acquisito una certa notorietà con il finanziamento per 32.100 $ di Atambua 39° Celsius, film girato dal famoso regista Riri Riza (famoso perlomeno in Indonesia) ma sembra che la strada sia ancora lunga.

“In effetti l’obbiettivo che ci siamo posti per i prossimi tre anni è quello di informare e creare una comunità solida che sostenga il crowdfunding in Indonesia, sia da parte di chi finanzia che di chi è finanziato. Quando abbiamo lanciato Wujudkan, in pochi sapevano conoscevano il crowdfunding. Perciò stiamo facendo noi stessi pubblicità, donazioni, workshop per diffondere la parola il più possibile”

Come affrontare il problema dei pagamenti?

Ad oggi, solo il 10% delle transazioni per finanziare i progetti su Wujudkan sono fatte attraverso pagamenti online. Che ci crediate o no, il resto avviene su bancomat. Stiamo cercando di instaurare delle collaborazioni con le due banche più importanti in Indonesia, ma è difficile visto che vogliono investire esclusivamente nell’e-commerce e sono poco convinti da una startup che punta a un concetto tanto innovativo come lo è il crowdfunding qui in Indonesia”.

Come sei arrivata a conoscere il crowdfunding?

Ci sono arrivata nel 2010, quando sono diventata backer di un film chiamato “Good Luck Mr Gorsky” anche se non attraverso siti di crowdfunding. Quando però ho scoperto Kickstarter, ero come sotto un incantesimo. Ci andavo ogni giorno, ho supportato anche parecchi progetti e ci provavo gusto. Improvvisamente mi sono resa conto che non avevo mai finanziato nessun progetto di un mio concittadino. Al tempo stesso su Twitter in molti, soprattutto qui a Jakarta, discutevano attivamente di crowdfunding. Dopo aver descritto la mia esperienza come backer, sono stata contattata da quelli che sono i miei attuali soci e insieme abbiamo deciso di fondare un portale per soli progetti indonesiani. Così, è nato Wujudkan, che in bahasa significa “fare insieme qualcosa”.

 

Rocco Pastonesi (Articolo originariamente pubblicato su ICN blog )

 

If the Far East is often pointed as a fertile ground for economic miracles, the same can’t be said when talking about crowdfunding. At least for now, Asia represents only a tiny province of the rapidly expanding crowdfunding universe, especially when it is compared with the explosion occurring in Europe and the United States. A Massolution report reveals that in 2011 only 9 portals were active in China, Philippines, Hong Kong and Japan for a total of barely a thousands of successfully crowdfunded projects.

Although the gap with the West exists, Asia’s 3.8 billions people (equivalent to 60% of world population) certainly allure to the largest players in the industry, as  revealed by an Indiegogo executive at the CNN. Nevertheless, few have substantially invested there.

What are the reasons behind crowdfunding low penetration in the most crowded region on the globe?

Treating Asia as one single homogenous entity can be misleading. That is why we went to explore Indonesian case for crowdfunding.

With the fourth largest population worldwide distributed over an archipelago of 18,308 islands, Indonesia has been called as the capital of Asian crowdfunding.

To see why, we have reached Joshua Kevin, ex journalist at Techinasia (interesting magazine covering startup and technology from Asia), organizer at Startup Asia and well introduced in the Indonesian tech environment at only 22 years old.

“It is true that several portals are doing well here, although it is too soon to talk about Indonesia as the crowdfunding capital” Joshua says “In fact, crowdfunding here is still quite new. It is mainly focused on supporting creative projects, mainly art, music and indie movies. So no tech startups yet, as it happens in Europe and the US”. That is why it is not surprising to observe the lack of equity crowdfunding in Indonesia (on the contrary, China has SeedAsia). Some people believe culture plays a role. Not reaching the target in a crowdfunding campaign may trigger the fear of loss of face.

 

Joshua, do you believe this is the real obstacle of crowdfunding growth in Indonesia?

I believe real problems are two different ones.

 

What kind of problems?

First, keep in mind that Internet is still a novelty. Many are first-users and when they surf they go on Twitter, chat or watch advertisement. In general, those who studied in the US are more likely to know crowdfunding the most. Hence, only few people are familiar with the concept. The second problem is that there is a very low trust when it comes to make online payments. Despite the e-commerce boom, scams and internet frauds still threaten Internet users.

In short, lack of awareness around crowdfunding and little trust for online payments will be the challenges that portals have to face in Indonesia.

 

That is why we went to interview Mandy Marahimin, founder and CEO at Wujudkan.com, a reward-based portal founded in 2012 that mainly finances art projects with a “all-or-nothing formula”. Because of its focus on local entrepreneurs and investors, Wujudkan is exclusively in bahasa Indonesia. Although it’s still in a beta version, Wujudkan aims at turning into the Indonesian Kickstarter. While it has already gained some initial traction with the raise of $ 32,100 for Atambua 39° Celsius a movie casted by locally recognized director Riri Riza, there’s a still long way as Mandy declares.

“Our target for the next three years is to create a solid community behind crowdfunding in Indonesia. When we launched Wujudkan, only few were aware of the concept. That is why we are heavily advertising on one hand and arranging workshops on crowdfunding so to spread the word as much as possible”.

 

How do you cope with the online payments issue?

Nowadays, only 10% of transactions to finance projects on Wujudkan are made online. Believe it or not, about 90% occurs through ATM. We are trying to bring the two largest banks to collaborate with us, but it’s quite hard as they don’t seem to be convinced to work with a startup betting on such an innovative concept as crowdfunding in Indonesia.

 

How did you get to know about crowdfunding?

In 2010, after I had discovered Kickstarter. I was so enthusiast that I used to visit the portal every day. I also backed myself many projects and enjoyed doing it.

After a while I realized that no projects from Indonesia were present on the platform.  While discussing this topic on Twitter, I got in touch with those who are today my partners and together we decided to launch a portal to support Indonesian projects only. This is the story behind Wujudkan, that in Bahasa means “doing something together”.

 

Rocco Pastonesi

Più energia (rinnovabile) con il crowdfunding!- More (green) energy with crowdfunding!

Quando ho sentito Jeremy Rifkin parlare alla Commissione Europea della Terza Rivoluzione Industriale e del suo impatto sul settore energetico e sull’economia in generale, sono stata travolta da un senso di trasognato ottimismo. Il futuro prossimo, descritto da Rifkin, è un’epoca in cui, grazie a una sempre più stretta convergenza tra comunicazione ed energia, sarà possibile creare un sistema distribuito di energia pulita, dove i singoli individui saranno consumatori e allo stesso tempo produttori di energia[1]. Questo futuro distribuito è già in atto, anche se ancora ai suoi esordi. Basta pensare che più del 50% dell’energia rinnovabile in Germania è di proprietà della comunità. Grazie ad una riduzione vertiginosa dei costi per la produzione dei pannelli solari avvenuta negli ultimi anni, i progetti che impiegano energia solare sono sempre di più, senza contare quelli che usano altri tipi di energia rinnovabile. La ricerca ha quindi imboccato la giusta via per realizzare l’auspicata Terza Rivoluzione Industriale di Rifkin. -E il crowdfunding cosa c’entra in tutto ciò? -, qualcuno si chiederà.

Trattandosi di un’innovazione in forte diffusione, il crowdfunding trova ogni giorno applicazioni diverse, fino ad arrivare, appunto, alle energie rinnovabili. Recentemente, abbiamo di fatti assistito alla nascita di piattaforme di equity e debt crowdfunding, dedicate esclusivamente a progetti per la green energy. In questo campo operano, ad esempio, Mosaic, Abundance e SunFunder.

Nel settore delle rinnovabili gli investimenti da parte di organizzazioni professionali e investitori privati, in realtà non mancavano. Nel 2011 l’investimento complessivo in energie rinnovabili ha raggiunto 257 miliardi di dollari, secondo Wikipedia. Ed allora perché il crowdfunding, se il capitale non è un problema? Douglas Parr, di Greenpeace UK, ha dichiarato in un’intervista al The Guardian che il crowdfunding si è rivelato utile più che altro per risolvere i problemi legati alla logica Not-In-My-BackYard, che prevede ostilità e lotte da parte di quelle comunità che dovrebbero ospitare progetti di energia rinnovabile, come, ad esempio, le pale eoliche. Permettendo alla popolazione locale di diventare proprietaria, sia materialmente sia emotivamente, di una parte del progetto green si riesce ad abbattere più facilmente gli ostacoli legati alla logica NIMBY e a favorire l’effettiva realizzazione di progetti con le rinnovabili. Gli investitori locali, in questo modo, possono sentirsi effettivamente parte attiva della transizione verso un futuro più pulito ed ecosostenibile.

Un’ altra importante lancia è stata spezzata in favore di questa applicazione del crowdfunding: il fatto che dia la possibilità di realizzare progetti che utilizzino le rinnovabili anche in paesi in via di sviluppo, dove c’è un gran bisogno energetico, ma poca sensibilità verso la questione del riscaldamento globale e pochi investitori. Ridurre l’uso del cherosene comporterebbe miglioramenti per la salute della popolazione locale e un maggiore risparmio, poiché il prezzo di tale combustibile non è a buon mercato. Qualche sveglio social entrepreneur non se l’è fatto ripetere due volte ed ha colto subito l’opportunità. SunnyMoney, per esempio, ha portato a casa 25000 dollari sul sito SunFunder, per finanziare l’installazione di pannelli solari per 4500 studenti in Tanzania.

Sembra perciò che il crowdfunding si stia insinuando nel mondo delle rinnovabili, aprendo la possibilità a chiunque lo voglia di contribuire attivamente alla costruzione di un futuro più ecologico e più sostenibile. SunnyMoney è solo una delle prime storie con lieto fine di questo recente sviluppo, speriamo ce ne siano talmente tante altre da non sapere quale raccontare.

When I heard the first time Jeremy Rifkin giving a speech at the European Commission about the Third Industrial Revolution and its impact on the energy sector and on the economy more in general, I was overwhelmed with a sense of dreamy optimism. The near future, described by Rifkin, is a period where, thanks to a closer and closer convergence between communication –e.g. Internet – and energy, it will be possible to create a distributed energy system, where the individuals will be consumers and at the same time producers of green energy. This distributed future is already here, even though only in its early phase. Take for example Germany, where over 50% of the renewable energies is community-owned. In the last years, due to a drastic reduction of the costs of production for solar panels, the projects using solar energy have hugely increased, without taking into account all those using other forms of green energy. The research has thus taken the right direction to realize the Third Industrial Revolution as predicted by Rifkin. –What does crowdfunding has to do with all this? – someone will probably ask himself.

Since crowdfunding is a fast-spreading innovation, everyday it finds different new applications, like, for example, the renewables. Recently, we saw the birth of equity and debt crowdfunding platform, dedicated exclusively to green energy projects, for instance Mosaic, Abundance and SunFunder.

In the green energy sector, investments from professionals were actually not lacking. In 2011, the total investment in renewable energies reached 257 billions of dollars, according to Wikipedia. But if capital is not the problem, why there are dedicated crowdfunding platforms? Douglas Parr, from Greenpeace UK, stated during an interview for The Guardian that crowdfunding revealed to be mostly useful to solve problems related to the Not-In-My-BackYard logic. In fact, by allowing the local community to become owner – both materially and emotionally – of part of a green project, it is possible to reduce the NIMBY obstacles and to foster the effective realization of projects with renewables. In this way, the local investors may actually feel active part of the transition towards a cleaner and more eco sustainable future.

Another important point was raised in favour of this new application of crowdfunding: it gives the possibility of realizing projects that utilizes renewables also in developing countries, where there is a great need of energy, but low sensibility towards the global warming issue and a low number of investors. Reducing the use of kerosene would already cause significant improvements for the health of the local population and money savings, since the price of this fuel is not at all cheap.  Social entrepreneurs immediately seized the opportunity. SunnyMoney, for example, raised 25000 dollars on SunFunder to finance the installation of solar panels for 4500 students in Tanzania.

It looks like crowdfunding is making its way in the green energy sector, allowing anyone wlling to take part to the construction of a more ecological and more sustainable future. SunnyMoney is  only a story; I hope that soon there will be so many that you don’t know what to tell.


[1] Questo è solo uno dei punti della Terza Rivoluzione Industriale di Rifikin. Per chi volesse approfondire qua il testo.

Quando Zach Braff incontra il crowdfunding – When Zach Braff meets crowdfunding

Zach Braff può suonare un nome qualsiasi per molti, ma per chi conosce Scrubs, il telefilm-parodia di E.R., non si tratta di un nome a caso. Infatti è il nome dell’attore protagonista della famosa serie TV. Una volta giunto all’ultimo episodio di Scrubs, Braff si è trovato senza più un ruolo. E da allora ha deciso di improvvisarsi regista di film di nicchia. Dopo il primo film, uscito nel 2004, Zach è ora pronto a raddoppiare. E per farlo ha deciso di proporre alla community di Kickstarter la sua nuova sceneggiatura e provare il colpaccio, vedendo se il popolo della rete accolga con favore e con finanziamenti la sua idea. La campagna di crowdfunding, si è alla fine conclusa pochi giorni fa, con un enorme successo. Il film, intitolato  Wish I Was There, ha totalizzato $3,1 milioni su Kickstarter, superando di gran lunga il target posto a $2 milioni.  Braff ha dichiarato che ai finanziamenti ricevuti tramite Kickastarter verranno aggiunti i suoi stessi risparmi e che la scelta di rivolgersi direttamente alla folla per ottenere i fondi necessari alla produzione del film è stata motivata più che altro dal fatto che con metodi di finanziamento convenzionali avrebbe perso parte dell’autorità creativa sulla direzione del film.

Zazh Braff

Nonostante la dichiarazione, si è scatenato un accesso dibattito online che ha visto contrapposti il partito di chi i-VIP-non-dovrebbero-usare-il-crowdfunding ed il partito di chi il-crowdfunding-è-uno strumento-aperto-a-tutti. Che Zach Braff si sia comportato in modo etico o no è difficile stabilirlo. La mia personale opinione è che il crowdfunding sia per definizione uno strumento democratico e in quanto tale aperto a tutti. Tuttavia, il secondo elemento caratterizzante del crowdfunding è che non basta una brillante idea, ma bisogna essere in grado di smuovere i propri network sociali per riuscire a portare a termine al campagna. Ad un personaggio famoso come Zach Braff o come, più di recente, Spike Lee basta un tweet per muovere milioni di fan. Sotto questa prospettiva, Braff ha cominciato la sua campagna di crowdfunding in una posizione molto più avvantaggiata rispetto a qualsiasi altro regista emergente su Kickstarter, cosa che può sembrare un po’ ingiusta agli occhi di molti, ma comunque legittima. Quello che Braff avrebbe potuto fare, al fine di alleviare senso di ingiustizia che si è diffuso tra il popolo della rete, sarebbe stato impegnarsi a donare parte dei ricavi del film a una casa benefica o – ancora meglio – a rinvestirli su Kickstarter per sostenere progetti di registi emergenti, ai quali non solo gioverebbe il sostegno finanziario, ma anche l’endorsment  da parte di un attore e regista affermato come Zach Braff.

Zach Braff may sound a random name to many, but to those who used to watch Scrubs, the TV series- parody of E.R., it is probably familiar. In fact, it is the name of the actor interpreting the protagonist of Scrubs, J.D.. Once the last episode was broadcasted, Braff found himself without a part anymore. Thus he decided to try out a career as movie director, releasing the first movie in 2004. Now Zach is  ready to do it again. To realize the new film, Braff decided to put it on Kickstarter and see whether the online community would support the idea with enthusiasm and funds or not. The crowdfunding campaign for the movie  titled I Wish I Was There has successfully come to an end a few days ago, raising  a total of$3,1 million, far above the $2 million target. Braff declared that he will add to the sum raised on Kickstarter part of his personal savings and that the choice to use crowdfunding to raise the capital necessary to produce the movie was motivated mainly by the fact that using conventional finance sources would have made him lost part of his creative authority on the film.

Nevertheless, a lively debate has ignited the web, contra posing the party of those who VIPs-should-not-use-crowdfunding to the party of those who crowdfunding-is- a- tool- open- to-everyone. It is a tricky question to establish whether Zach Braff behaved ethically or not. My personal opinion is that crowdfunding is by definition a democratic tool and as such available to anyone. However, what is also characteristic of crowdfunding is that a brilliant idea is not enough, you need to be able to activate your personal social networks in order to meet the target. A famous person like Zach Braff or – more recently –  Spike Lee can move millions of fans with only one tweet. Under this perspective, Braff began his crowdfunding campaign from a much more advantaged position than any other emerging movie director on Kickstarter. This may look unfair to many people, but still it is legitimate. What Braff could have done, in order to diminish the sense of injustice felt by the online communities, is to donate part of the film revenues to a good cause or -even better- to reinvest them on Kickstarter to support the projects of emerging artists, to whom would be very convenient not only the financial help, but also the endorsement by a famous actor and movie director like Zach Braff.


Originariamente pubblicato in Italiano su ICN blog. Oiginally published in Italian on ICN blog.

Who’s next? L’Equity crowdfunding al di fuori dell’Italia – Equity crowdfunding outside of Italy

“E’ con orgoglio che possiamo dire che l’Italia presto sarà il primo paese in Europa ad avere un regolamento per l’equity crowdfunding!”. Mi echeggiano ancora nella testa le parole del Vice-direttore della CONSOB, D’agostino, e mi provocano quasi i brividi dall’emozione.  Davvero non ci credo, per una volta non siamo tra i followers, ma tra i trend setters. Complimenti alla CONSOB e a tutti coloro che hanno reso possibile questo importante step verso il futuro del crowdfunding.

Ma gli altri? A che punto sono? Chi sta provvedendo a regolamentare la materia e chi no?

Molti di voi avranno sentito parlare del JOBS Act, la proposta di legge bipartisan americana, firmata ad Aprile 2012 da Obama. Uno dei suoi punti centrali è proprio la regolamentazione del crowdfunding, a cui la SEC sta provvedendo da quasi un anno ormai. E’ notizia di qualche giorno fa che la SEC ha approvato il Title II che permette alle imprese di promuovere pubblicamente la loro campagna di fundraising, cosa che era severamente proibita fino a pochi giorni fa. Per il Title III, quello che apre l’equity crowdfunding anche a chi non è investitore accreditato, bisognerà aspettare ancora due o tre mesi, durante i quali la SEC ha intenzione di avviare una consultazione pubblica (seguendo l’esempio italiano).

Sempre poco tempo fa, in Canada, l’autorità di vigilanza del mercato finanziario dell’Ontario (Ontario Securities Commission) ha permesso l’equity crowdfunding per le imprese che abbiano un impatto sociale e/o ambientale. L’investimento, in questo caso è limitato ad investitori professionisti.

In più paesi europei, l’equity crowdfunding è in funzione da qualche anno ormai. Tuttavia, come spiegato da un articolo pubblicato qui sul blog di ICN in precedenza, le piattaforme operative non  sono regolate da una legislazione apposita, ma bensì da regolamenti già vigenti, a cui, a seconda del caso, sono magari state applicate delle esenzioni. E’ così possibile investire tramite piattaforme di equity crowdfunding in Olanda, UK e Germania. Attenzione però, non tutti i paesi consentono a chiunque di poter fare investimenti su piattaforme di crowdfunding. Infatti, in Gran Bretagna, tale possibilità è limitata a investitori accreditati o a persone che dispongono di un certo (elevato) reddito. In Olanda e Germania, invece, i siti rimangono aperti a tutti.

In Spagna è stato recentemente lanciato l’hashtag #yocrowdfunding, per promuovere la petizione fatta al governo per ottenere una legislazione in merito all’equity crowdfunding.

In Francia l’equity crowdfunding è possibile, ma soggetto a regole alquanto stringenti, che, ad esempio, non ammettono a più di 149 investitori di chiedere informazioni riguardo all’investimento. Il ministro per le PME ha però annunciato la sua disponibilità a ricevere proposte al fine di rendere l’equity crowdfunding più attraente.

L’Italia rimane quindi il primo stato, almeno in Europa ad avere emanato una legislazione per l’equity crowdfunding. Tuttavia non è detto che sia necessario averne una, se le attuali regole dei rispettivi mercati finanziari esteri funzionano bene abbastanza (ad esempio, in Germania). Rimane comunque utile ed interessante tenere gli occhi aperti sul mondo e vedere come i vari stati gestiscano quest’innovazione finanziaria, per poter poi valutare la nostra ed eventualmente migliorarla.

 

We can now proudly say that Italy is going to be the first country in Europe to have a regulation for equity crowdfunding!” The words of CONSOB vice-director, D’Agostino, still echo in my head and I still feel excited because of them. I really can’t believe it, this time Italy is not a follower, but a trend setter! Congratulations to the CONSOB and everyone who made possible to take this big step towards the future of crowdfunding. But what about the others? Which country is regulating the subject and which is not?

Many of you might have heard of the JOBS Act, signed in 2012 by President Obama. One  of its main points is the regulation of crowdfunding, on which the SEC has been working for almost one year. It is  recent news that the SEC approved the Title II which allows to the enterprises to promote to the general public their capital raising campaign. This was in fact strictly forbidden until a few days ago. To see the Title III – i.e. the one allowing the general public to make investments through equity crowdfunding – approved, however, we will have to wait for two or three months more. During this period the SEC is going to start a public consultation (like the one that was undertaken from the CONSOB in Italy).

 Not long time ago, the Canadian Financial authority for the state of Ontario (Ontario Securities Commission) released a decision that allows the enterprise with a social and/or an environmental impact to raise capital through equity crowdfunding.

 

In a few European countries equity crowdfunding has been running already for a while. However, the CF platforms in these cases are not regulated by a specific legislation, but they exist, instead, under other regulations, to which, depending on the case, are applied some exemptions. In this way it is possible to invest through equity crowdfunding platforms in the Netherlands, UK and Germany. Nevertheless, it is important to consider that, in the United Kingdom, the investment possibility is restricted to accredited investor and high net worth individuals. In the Netherlands and in Germany, on the contrary, the CF websites are open to anyone wishing to make an investment.

In Spain was recently launched the hashtag #yocrowdfunding, in order to promote the petition to the government to obtain a regulation for equity crowdfunding.

In France, equity crowdfunding is possible. However, it is subject to some very strict rules, which, for example, do not permit to more than 149 investors to ask information regarding the investment. The French minister for the SMEs announced his availability to receive proposals for ideas on how to make equity crowdfunding more attractive.

Italy thus remains the first country – at least in Europe – to have adopted a regulation for equity crowdfunding. Nevertheless, it shall be said that it is not necessary to adopt a specific legislation if the current ones for the financial markets work fine enough (e.g. in Germany). It is in any case interesting to keep the eyes open on the world and see how different countries manage this financial innovation, to then evaluate the Italian one comparing it to the others.