CF dal Far East: il caso indonesiano – CF from the Far East: the Indonesian case

Se l’Estremo Oriente è ormai visto come terra fertile di miracoli economici, lo stesso non lo si può dire in relazione al crowdfunding. Almeno per il momento.

Perché oggi come oggi nell’universo in rapida espansione del crowdfunding l’Asia sembra essere poco più di una piccola provincia. Alcuni numeri lo dicono chiaro e tondo. Un report di Massolution rivela che nel 2011 tra Cina, Filippine, Hong Kong e Giappone solo 9 portali crowd erano attivi (contro gli oltre 150 in Europa, di cui 6 in Italia), per un totale di meno di un migliaio di campagne riuscite e un giro d’affari che impallidisce di fronte ai botti in America e Europa. E il gap con l’Asia è rimasto anche oggi, se non aumentato.

Tuttavia con 3,8 miliardi di persone equivalente a più del 60% della popolazione globale (circa il 30% concentrato tra Asia Orientale e Sud-Est), il potenziale c’è. E nonostante i maggiori players stiano alla finestra (come rivelato da Indiegogoalla CNN), ancora sembrano essere in pochissimi ad aver investito massicciamente.

Sorge spontaneo chiedersi: quali sono le ragioni che frenano il crowdfunding nel continente con la più alta concentrazione demografica al mondo?

Visto che parlare di Asia in generale può essere dispersivo, in questo primo articolo sul crowdfunding in Asia, siamo andati a cercare delle risposte analizzando il caso indonesianojakarta

Quarto paese più popoloso al mondo (250 milioni di persone) distribuito su un arcipelago di 18.308 isole, l’Indonesia è stata identificata da crowdsourcing.org come la capitale del crowdfunding asiatico.

Per capire perché, abbiamo raggiunto Joshua Kevin. Ex giornalista diTechinasia (interessante magazine su startup e tecnologia in Asia), organizzatore di Startup Asia, Joshua è ben introdotto nell’ambiente tech indonesiano. “Parlare di Indonesia come capitale del crowdfunding può essere deviante” ci dice Joshua, “però è vero che alcune piattaforme indonesiane stanno facendo bene. Tuttavia, il crowdfunding in Indonesia è ancora piuttosto rudimentale, agli albori. E’ soprattutto concentrato nel supportare progetti artistici (musica e film principalmente). Scordatevi il tipo di progetti finanziati in Europa e America”.

Di progetti tech c’è ben poco (la maggior parte sono progetti culturali). Di l’equity crowdfunding ancora nessuna traccia (se non SeedAsia che però è in Cina). Alcuni sostengono che sia un problema culturale. In Asia in generale, si sente molto la questione di perdere la faccia davanti agli altri. In Indonesia, si dice “asal bapak senang” [letteralmente, “fai tuo padre felice”, e quindi niente figuracce che lo possano far sfigurare, ndr]. Il ragionamento che si fa è che molti imprenditori siano frenati dalla paura di non raggiungere l’obbiettivo prefissato.

Joshua, credi che sia questo l’ostacolo al crowdfunding?

Io credo che i veri problemi siano altri, in particolare due.

Innanzitutto, per tantissimi Internet è ancora una novità. Sono in molti ad essere first-users. E quando lo fanno, è per andare su Twitter, chattare o guardare video su Youtube. Chi conosce il crowdfunding generalmente è perchè ha studiato in America, o perché è più sofisticato. Quindi sono ancora in pochi a conoscere il concetto.

Il secondo problema è che c’è ancora ben poca fiducia nel fare pagamenti online. Nonostante il boom dell’e-commerce, sono ancora molte le truffe e le frodi su Internet. In breve manca cultura e fiducia: saranno i portali a cercare di cambiare la situazione.”

Motivo per cui abbiamo intervistato anche Mandy Marahimin, CEO diWujudkan.com. Focalizzato nel finanziare progetti artistici locali con una “all-or-nothing” formula, Wujudkan è una piattaforma reward-based e permette ai finanziatori di donare fino a piccole somme (40 centesimi di euro). Mirando a diventare il Kickstarter indonesiano, Wujudkan è esclusivamente in bahasa ed è in versione beta. Operativo dal 2012, ha acquisito una certa notorietà con il finanziamento per 32.100 $ di Atambua 39° Celsius, film girato dal famoso regista Riri Riza (famoso perlomeno in Indonesia) ma sembra che la strada sia ancora lunga.

“In effetti l’obbiettivo che ci siamo posti per i prossimi tre anni è quello di informare e creare una comunità solida che sostenga il crowdfunding in Indonesia, sia da parte di chi finanzia che di chi è finanziato. Quando abbiamo lanciato Wujudkan, in pochi sapevano conoscevano il crowdfunding. Perciò stiamo facendo noi stessi pubblicità, donazioni, workshop per diffondere la parola il più possibile”

Come affrontare il problema dei pagamenti?

Ad oggi, solo il 10% delle transazioni per finanziare i progetti su Wujudkan sono fatte attraverso pagamenti online. Che ci crediate o no, il resto avviene su bancomat. Stiamo cercando di instaurare delle collaborazioni con le due banche più importanti in Indonesia, ma è difficile visto che vogliono investire esclusivamente nell’e-commerce e sono poco convinti da una startup che punta a un concetto tanto innovativo come lo è il crowdfunding qui in Indonesia”.

Come sei arrivata a conoscere il crowdfunding?

Ci sono arrivata nel 2010, quando sono diventata backer di un film chiamato “Good Luck Mr Gorsky” anche se non attraverso siti di crowdfunding. Quando però ho scoperto Kickstarter, ero come sotto un incantesimo. Ci andavo ogni giorno, ho supportato anche parecchi progetti e ci provavo gusto. Improvvisamente mi sono resa conto che non avevo mai finanziato nessun progetto di un mio concittadino. Al tempo stesso su Twitter in molti, soprattutto qui a Jakarta, discutevano attivamente di crowdfunding. Dopo aver descritto la mia esperienza come backer, sono stata contattata da quelli che sono i miei attuali soci e insieme abbiamo deciso di fondare un portale per soli progetti indonesiani. Così, è nato Wujudkan, che in bahasa significa “fare insieme qualcosa”.

 

Rocco Pastonesi (Articolo originariamente pubblicato su ICN blog )

 

If the Far East is often pointed as a fertile ground for economic miracles, the same can’t be said when talking about crowdfunding. At least for now, Asia represents only a tiny province of the rapidly expanding crowdfunding universe, especially when it is compared with the explosion occurring in Europe and the United States. A Massolution report reveals that in 2011 only 9 portals were active in China, Philippines, Hong Kong and Japan for a total of barely a thousands of successfully crowdfunded projects.

Although the gap with the West exists, Asia’s 3.8 billions people (equivalent to 60% of world population) certainly allure to the largest players in the industry, as  revealed by an Indiegogo executive at the CNN. Nevertheless, few have substantially invested there.

What are the reasons behind crowdfunding low penetration in the most crowded region on the globe?

Treating Asia as one single homogenous entity can be misleading. That is why we went to explore Indonesian case for crowdfunding.

With the fourth largest population worldwide distributed over an archipelago of 18,308 islands, Indonesia has been called as the capital of Asian crowdfunding.

To see why, we have reached Joshua Kevin, ex journalist at Techinasia (interesting magazine covering startup and technology from Asia), organizer at Startup Asia and well introduced in the Indonesian tech environment at only 22 years old.

“It is true that several portals are doing well here, although it is too soon to talk about Indonesia as the crowdfunding capital” Joshua says “In fact, crowdfunding here is still quite new. It is mainly focused on supporting creative projects, mainly art, music and indie movies. So no tech startups yet, as it happens in Europe and the US”. That is why it is not surprising to observe the lack of equity crowdfunding in Indonesia (on the contrary, China has SeedAsia). Some people believe culture plays a role. Not reaching the target in a crowdfunding campaign may trigger the fear of loss of face.

 

Joshua, do you believe this is the real obstacle of crowdfunding growth in Indonesia?

I believe real problems are two different ones.

 

What kind of problems?

First, keep in mind that Internet is still a novelty. Many are first-users and when they surf they go on Twitter, chat or watch advertisement. In general, those who studied in the US are more likely to know crowdfunding the most. Hence, only few people are familiar with the concept. The second problem is that there is a very low trust when it comes to make online payments. Despite the e-commerce boom, scams and internet frauds still threaten Internet users.

In short, lack of awareness around crowdfunding and little trust for online payments will be the challenges that portals have to face in Indonesia.

 

That is why we went to interview Mandy Marahimin, founder and CEO at Wujudkan.com, a reward-based portal founded in 2012 that mainly finances art projects with a “all-or-nothing formula”. Because of its focus on local entrepreneurs and investors, Wujudkan is exclusively in bahasa Indonesia. Although it’s still in a beta version, Wujudkan aims at turning into the Indonesian Kickstarter. While it has already gained some initial traction with the raise of $ 32,100 for Atambua 39° Celsius a movie casted by locally recognized director Riri Riza, there’s a still long way as Mandy declares.

“Our target for the next three years is to create a solid community behind crowdfunding in Indonesia. When we launched Wujudkan, only few were aware of the concept. That is why we are heavily advertising on one hand and arranging workshops on crowdfunding so to spread the word as much as possible”.

 

How do you cope with the online payments issue?

Nowadays, only 10% of transactions to finance projects on Wujudkan are made online. Believe it or not, about 90% occurs through ATM. We are trying to bring the two largest banks to collaborate with us, but it’s quite hard as they don’t seem to be convinced to work with a startup betting on such an innovative concept as crowdfunding in Indonesia.

 

How did you get to know about crowdfunding?

In 2010, after I had discovered Kickstarter. I was so enthusiast that I used to visit the portal every day. I also backed myself many projects and enjoyed doing it.

After a while I realized that no projects from Indonesia were present on the platform.  While discussing this topic on Twitter, I got in touch with those who are today my partners and together we decided to launch a portal to support Indonesian projects only. This is the story behind Wujudkan, that in Bahasa means “doing something together”.

 

Rocco Pastonesi

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