Più energia (rinnovabile) con il crowdfunding!- More (green) energy with crowdfunding!

Quando ho sentito Jeremy Rifkin parlare alla Commissione Europea della Terza Rivoluzione Industriale e del suo impatto sul settore energetico e sull’economia in generale, sono stata travolta da un senso di trasognato ottimismo. Il futuro prossimo, descritto da Rifkin, è un’epoca in cui, grazie a una sempre più stretta convergenza tra comunicazione ed energia, sarà possibile creare un sistema distribuito di energia pulita, dove i singoli individui saranno consumatori e allo stesso tempo produttori di energia[1]. Questo futuro distribuito è già in atto, anche se ancora ai suoi esordi. Basta pensare che più del 50% dell’energia rinnovabile in Germania è di proprietà della comunità. Grazie ad una riduzione vertiginosa dei costi per la produzione dei pannelli solari avvenuta negli ultimi anni, i progetti che impiegano energia solare sono sempre di più, senza contare quelli che usano altri tipi di energia rinnovabile. La ricerca ha quindi imboccato la giusta via per realizzare l’auspicata Terza Rivoluzione Industriale di Rifkin. -E il crowdfunding cosa c’entra in tutto ciò? -, qualcuno si chiederà.

Trattandosi di un’innovazione in forte diffusione, il crowdfunding trova ogni giorno applicazioni diverse, fino ad arrivare, appunto, alle energie rinnovabili. Recentemente, abbiamo di fatti assistito alla nascita di piattaforme di equity e debt crowdfunding, dedicate esclusivamente a progetti per la green energy. In questo campo operano, ad esempio, Mosaic, Abundance e SunFunder.

Nel settore delle rinnovabili gli investimenti da parte di organizzazioni professionali e investitori privati, in realtà non mancavano. Nel 2011 l’investimento complessivo in energie rinnovabili ha raggiunto 257 miliardi di dollari, secondo Wikipedia. Ed allora perché il crowdfunding, se il capitale non è un problema? Douglas Parr, di Greenpeace UK, ha dichiarato in un’intervista al The Guardian che il crowdfunding si è rivelato utile più che altro per risolvere i problemi legati alla logica Not-In-My-BackYard, che prevede ostilità e lotte da parte di quelle comunità che dovrebbero ospitare progetti di energia rinnovabile, come, ad esempio, le pale eoliche. Permettendo alla popolazione locale di diventare proprietaria, sia materialmente sia emotivamente, di una parte del progetto green si riesce ad abbattere più facilmente gli ostacoli legati alla logica NIMBY e a favorire l’effettiva realizzazione di progetti con le rinnovabili. Gli investitori locali, in questo modo, possono sentirsi effettivamente parte attiva della transizione verso un futuro più pulito ed ecosostenibile.

Un’ altra importante lancia è stata spezzata in favore di questa applicazione del crowdfunding: il fatto che dia la possibilità di realizzare progetti che utilizzino le rinnovabili anche in paesi in via di sviluppo, dove c’è un gran bisogno energetico, ma poca sensibilità verso la questione del riscaldamento globale e pochi investitori. Ridurre l’uso del cherosene comporterebbe miglioramenti per la salute della popolazione locale e un maggiore risparmio, poiché il prezzo di tale combustibile non è a buon mercato. Qualche sveglio social entrepreneur non se l’è fatto ripetere due volte ed ha colto subito l’opportunità. SunnyMoney, per esempio, ha portato a casa 25000 dollari sul sito SunFunder, per finanziare l’installazione di pannelli solari per 4500 studenti in Tanzania.

Sembra perciò che il crowdfunding si stia insinuando nel mondo delle rinnovabili, aprendo la possibilità a chiunque lo voglia di contribuire attivamente alla costruzione di un futuro più ecologico e più sostenibile. SunnyMoney è solo una delle prime storie con lieto fine di questo recente sviluppo, speriamo ce ne siano talmente tante altre da non sapere quale raccontare.

When I heard the first time Jeremy Rifkin giving a speech at the European Commission about the Third Industrial Revolution and its impact on the energy sector and on the economy more in general, I was overwhelmed with a sense of dreamy optimism. The near future, described by Rifkin, is a period where, thanks to a closer and closer convergence between communication –e.g. Internet – and energy, it will be possible to create a distributed energy system, where the individuals will be consumers and at the same time producers of green energy. This distributed future is already here, even though only in its early phase. Take for example Germany, where over 50% of the renewable energies is community-owned. In the last years, due to a drastic reduction of the costs of production for solar panels, the projects using solar energy have hugely increased, without taking into account all those using other forms of green energy. The research has thus taken the right direction to realize the Third Industrial Revolution as predicted by Rifkin. –What does crowdfunding has to do with all this? – someone will probably ask himself.

Since crowdfunding is a fast-spreading innovation, everyday it finds different new applications, like, for example, the renewables. Recently, we saw the birth of equity and debt crowdfunding platform, dedicated exclusively to green energy projects, for instance Mosaic, Abundance and SunFunder.

In the green energy sector, investments from professionals were actually not lacking. In 2011, the total investment in renewable energies reached 257 billions of dollars, according to Wikipedia. But if capital is not the problem, why there are dedicated crowdfunding platforms? Douglas Parr, from Greenpeace UK, stated during an interview for The Guardian that crowdfunding revealed to be mostly useful to solve problems related to the Not-In-My-BackYard logic. In fact, by allowing the local community to become owner – both materially and emotionally – of part of a green project, it is possible to reduce the NIMBY obstacles and to foster the effective realization of projects with renewables. In this way, the local investors may actually feel active part of the transition towards a cleaner and more eco sustainable future.

Another important point was raised in favour of this new application of crowdfunding: it gives the possibility of realizing projects that utilizes renewables also in developing countries, where there is a great need of energy, but low sensibility towards the global warming issue and a low number of investors. Reducing the use of kerosene would already cause significant improvements for the health of the local population and money savings, since the price of this fuel is not at all cheap.  Social entrepreneurs immediately seized the opportunity. SunnyMoney, for example, raised 25000 dollars on SunFunder to finance the installation of solar panels for 4500 students in Tanzania.

It looks like crowdfunding is making its way in the green energy sector, allowing anyone wlling to take part to the construction of a more ecological and more sustainable future. SunnyMoney is  only a story; I hope that soon there will be so many that you don’t know what to tell.


[1] Questo è solo uno dei punti della Terza Rivoluzione Industriale di Rifikin. Per chi volesse approfondire qua il testo.

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