Perchè la partita del crowdfunding è da giocare a livello internazionale- Why crowdfunding platforms should play international

Sembra proprio che il 2013 sia l’anno del crowdfunding: arrivano regolamenti appositi in Italia e Stati Uniti (o almeno si spera che arrivino), storie di campagne di  crowdfunding  di successo appaiono sempre più frequentemente sui medi, l’industria del crowdfunding cresce a tassi a cifra doppia, almeno quella più recente dell’equity e reward crowdfunding.

La dinamicità di questo settore apre la porta a numerose opportunità, per le startups e i progetti creativi  da una parte, ma anche per le piattaforme di crowdfunding, dall’altra. Il mercato è ancora agli esordi e le prospettive di crescita sono eccitanti, tant’è che i più furbi lo hanno già fiutato e si sono lanciati in una sfrenata corsa all’oro. Nuovi siti appaiono quasi ogni giorno, di diverse lingue,  per diversi tipi di crowdfunding. D’altronde il mercato in questione è ancora bambino e in quanto tale ha tanto ancora da dare e da crescere. Come diceva il guru del management Peter Drucker, la finestra di una nuova opportunità si apre una sola volta, rimane aperta per un periodo lungo anche 10 anni, in cui si assiste a un via vai sia in entrata sia in uscita, e poi si chiude definitivamente. E chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori.

In Italia, un Paese di 60 milioni di abitanti, di cui il 20,3% è composto da anziani- che  notoriamente non sono i migliori amici di internet e dei pagamenti online -, si contano già 18 piattaforme di crowdfunding in attivo. Pur essendo specializzate in diversi ambiti e diverse tipologie di crowdfunding, c’è da tenere presente che il regolamento della Consob è appena stato varato e che, probabilmente, vari altri siti tenteranno l’arrembaggio a questo affascinante business.

Per quanto possa sembrare visionario e ancora lontano anni luce, potrebbe arrivare un giorno in cui, con l’aumentare delle piattaforme di crowdfunding,  la folla, “the crowd”, che ora sembra una risorsa abbondante e interminabile, diventi scarsa.  E allora cosa fare?

Le piattaforme  di crowdfunding dovrebbero tentare, dove possibile, a giocare la loro partita a livello quanto meno europeo, se non addirittura globale. Fare in modo che un’idea nata a Perugia possa essere finanziata da Hans di Copenaghen. Certo ci sono almeno due  barriere che ostacolano lo sviluppo di piattaforme a livello europeo o globale: la legislazione e la lingua.

primo, mi auguro che prima poi possa essere superato o semplificato, grazie al lavoro di lobby dell’European Crowdfunding Network, che idealmente potrebbe spingere l’Unione Europea ad emanare delle direttive per “unificare” il mercato del crowdfunding europeo. Il secondo ostacolo, la lingua, è qualcosa su cui già si può intervenire. Ad esempio, facendo in modo che ogni progetto abbia una versione della propria presentazione tradotta per lo meno in inglese. Oppure, offrendo la possibilità ai crowdfunders di contribuire, non solo con risorse finanziare, ma anche, appunto, con una traduzione. Per perseguire tale internazionalizzazione, immagino poi due strategie: rimanere generalisti e lottare per entrare tra i big, oppure specializzarsi in un settore, in una particolare categoria, come stanno già facendo, per esempio, Luevo per la moda e Fundageek per i progetti di tecnologia.

Siamo ancora agli esordi del crowdfunding e la strada da percorrere a livello legislativo e di educazione all’uso di questo strumento è ancora lunga. Le piattaforme più oculate – quanto meno quello di reward crowdfunding, per cui la legislazione non è un grosso problema –  potrebbero però cominciare a pensarci e a predisporsi per un audience più internazionale. La francese Ulule già lo sta facendo, rendendo disponibile il sito e i progetti al suo interno in più lingue. Tuttavia siamo ancora lontani dai volumi mozzafiato di Kickstarter, per cui le cose sono più facili, trovandosi in un mercato monolingue da 300 milioni di persone. Per noi europei c’è ancora molto lavoro da fare. Serve, da una parte, un ruolo attivo dell’intero ecosistema del crowdfunding per diffonderne il concetto ed educarne all’uso, e , dall’altra, delle istituzioni nazionali ed europee nel semplificare le legislazioni in merito e nel farci sentire tutti più europei

.Image

It looks like 2013 is going to be the crowdfunding year: specific regulations are on their way both in Italy and the U.S. (or at least they should be on their way), successful crowdfunding stories appear more and more frequently on the media, the crowdfunding industry is growing at a double figure rate.

This sector’s dynamism brings along several opportunities, not only  for startups and creative projects, but for crowdfunding platforms as well. The market is still in its infancy and the growth perspectives are exciting to the extent that some early players already understood it and rushed into it. New websites pop up almost every day, of different languages and of different crowdfunding types. As already said, the market is still an infant and it still has plenty to offer. Management guru, Peter Drucker, used to say that the window for opportunities opens only once, stays opened for a period as long as ten years, during which there are many comings and goings, and then it shuts forever. And who’s in is in, who’s out is out.

In Italy, a country with 60 million of inhabitants, of which the 20,3% is composed by elderly people – who notoriously are not very familiar with the internet and the online payments -, there are already 18 operative crowdfunding platforms. Although they are specialized in different fields and crowdfunding typologies, many others will probably soon try to get their way into this fascinating sector, since the regulation concerning it was just now released.

As visionary and far away it may look, it could arrive a day when, due to the continuous increase in the number of crowdfunding platforms, the crowd, which now looks like an abundant resource, will become scarce. And then what to do?

The crowdfunding platforms should try, where possible, to play their game on a European, if not global, scale.  They should make possible that an idea born in Perugia can be financed by Hans from Copenhagen.  However, there are at least two barriers constraining the platforms’ development at an European or global level: the laws and the languages.

The former I sincerly hope that one day could be overcome or simplified, thanks to the lobbying of the European Crowdfunding Network, which ideally could push the European Union to issue some directives to “unify” the European crowdfunding market. The latter obstacle, the languages, is something about which we can already make something. For example, making sure that all the projects have a version of their presentation translated at least in English. Or, by offering the possibility to the crowdfunders to contribute, not only financially, but with a translation as well. To pursue the website internalization, I imagine two strategies: (i) remain generalists and fight to get among the big ones or (ii) specialize into a sector, like some websites are already doing, for instance Luevo for the fashion and Fundageeek for the technology projects.

We are still at the beginning of corwdfunding and the road to walk is still long, both in terms of regulations and people education to the use of this new tool. The most forward thinking platforms – at least among those of reward crowdfunding for which the law is not a big obstacle – could start preparing themselves for a more international audience. The French Ulule is already doing so, by making available its website and the projects on it in different languages. Nevertheless we are still far from the breathtaking figures of Kickstarter, for which things are easier, being located in a 300 million people monolingual market.  For us Europeans there is still a lot to do. It is needed, on the one side, an active role of the entire crowdfunding ecosystem to spread over the concept and to make people aware of the topic, and, on the other side, concrete actions by the national and European institutions to “unify” the laws concerning crowdfunding and to make us all feel more Europeans.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...