Decreto crescita 2.0, imprese innovative & crowdfunding

Aspettando il 19 Marzo, giorno in cui la Consob renderà pubblico il regolamento per il crowdfunding in Italia, ho pensato fosse utile dare un occhio al Decreto Crescita 2.0 presentato dal governo Monti e chiarire cosa prevede per il crowdfunding.

Il decreto definisce una  piattaforma di crowdfunding come una “piattaforma online che abbia come finalità esclusiva la facilitazione della raccolta di capitale di rischio da parte delle start-up innovative, comprese le start-up a vocazione sociale”. Da qui si evince facilmente che (1) il decreto concerne solamente l’equity crowdfunding e (2) solo le imprese che si qualificano come startup innovative o startup a vocazione sociale possono fare uso del crowdfunding.

Ma cosa si intende per startup innovative e startup a vocazione sociale? Per qualificarsi come “startup innovativa” bisogna che l’impresa soddisfi i seguenti requisiti:

  • Società di capitali non quotata
  • Maggioranza del capitale di rischio detenuto da persone fisiche
  • Società costituita da non più di 2 anni
  • Società avente sede principale in Italia
  • Non distribuisce e non ha distribuito utili
  • Ha come oggetto sociale  “la produzione e commercializzazione di prodotti o servizi ad alto valore tecnologico”
  • La società possiede almeno uno dei seguenti 3 requisiti: (1) spende almeno il 20% del maggiore valore fra costo e valore totale della produzione in attività di ricerca e sviluppo; (2) ha almeno 1/3 della forza lavoro in possesso di un dottorato o che ha lavorato come ricercatore presso istituti privati; (3) possiede un brevetto.

Le imprese con quest requisiti potranno raccogliere capitale su portali di equity crowdfunding. La somma massima che sarà possibile ottenere deve essere ancora determinata dalla Consob. Negli USA il JOBS Act fissa una soglia massima di 1 milione di dollari. Sempre alla Consob spetterà il compito di tutelare gli investitori non professionali. A questo proposito le offerte di investimento dovranno essere accompagnate almeno da un investitore professionale.

Attualmente al registro speciale per le imprese che intendono utilizzare il crowdfunding per la raccolta di capitale sono iscritte poco più di 30 startup. Il motivo di una così bassa partecipazione è probabilmente dato dal fatto che i requisiti per l’idoneità sono troppo stringenti. Non solo le startup non tecnologiche vengono escluse da questo tipo di raccolta di capitale, ma anche le imprese avviate da più di 2 anni. Al contrario, negli Stati Uniti, il JOBS Act apre al crowdfunding a qualsiasi piccola impresa e startup. Inoltre in Italia fa discutere anche il fatto che le startup innovative abbiano il divieto di distribuzione degli utili per i primi 4 anni, rendendo così meno interessante l’investimento, in quanto non è nemmeno previsto un sistema per rendere liquide le partecipazioni.

Se il crowdfunding era stato presentato dal Decreto Crescita 2.0 come una delle “misure per la nascita e lo sviluppo” di nuove imprese, ora si corre il rischio che la sua spinta innovativa per il mercato dei capitali italiano venga soffocata dalla sua stessa regolamentazione. Staremo a vedere cosa ci proporrà la Consob il 19 marzo.

Per ulteriori approfondimenti riguardo al Decreto Crescita 2.0 controllate qua

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